Buon Natale

Ripercorrendo i vangeli delle domeniche che ci hanno condotto al Natale, e il vangelo della notte di Natale, ho provato a segnare alcuni dei verbi presenti. Allora ecco che spuntano fuori verbi quali: attendere, preparare, vegliare, annunciare, rallegrarsi, consolare, camminare, mandare, testimoniare, riconoscere, non temere, si faccia, nascere, accogliere, avvolgere, amare. Non sono tutti, forse ce ne sono degli altri, che il Signore ha lasciato in giro per ciascuno di noi, perché potessimo trovare quello giusto, quello fatto apposta per noi. Di tutti prendo il verbo accogliere. Forse più di tutti riassume ciò che stiamo vivendo o come dovremo viverlo. Penso a tanti progetti che hanno ricevuto uno stop momentaneo, un ritardo nella realizzazione, altri che siamo stati obbligati a cambiare per adattarli alle circostanze, altri nuovi nati dalla creatività e dall’ingegno, perché non ci si ferma e si deve continuare a camminare. Penso alle numerose attività che come scout abbiamo dovuto portare avanti con i nostri lupetti e lupette, guide, esploratori, rover e scolte: quanti cambiamenti, quante energie per cercare di portare avanti questa grande macchina che è lo scautismo, perché come dice B.-P.: se la strada non c’è, inventala! Però prima di fare ogni cosa abbiamo dovuto fare una cosa importante: accogliere! Non è accettare e nemmeno rassegnarsi davanti ad una situazione che non si può cambiare. Accogliere è un verbo stupendo, che ci invita a fare pace con quello che abbiamo davanti, o indietro nelle nostre storie personali e comunitarie, ad amare prima di giudicare, e poi cercare, con tutti i limiti e le bellezze, dei modi, degli strumenti, nuovi stili per continuare a portare avanti i nostri progetti. Maria e Giuseppe hanno dovuto imparare ad accogliere un progetto che non rientrava nei loro schemi; un piano che li ha condotti fuori dalla loro città, dal loro paese, li ha fatti passare attraverso una persecuzione, li ha fatti trovare davanti gente strana ed emarginata come i pastori, a stranieri provenienti da lontano che recavano loro doni preziosi. Un viaggio non preparato, che andava costruendosi giorno per giorno in base alle circostanze che si trovavano, e con un Dio che non smetteva di guidarli attraverso la Sua Parola. Ma tutto questo si può fare se imparo ad accogliere la vita come si presenza e non come vorrei che fosse, consapevole che proprio lì Dio continua ad operare ed a agire per il mio bene, anche se non sembra. Allora che questo Natale ci insegni di nuovo ad accogliere un Dio che non nasce dove vogliamo noi e nemmeno dove immaginiamo, ma dove decide lui, un Dio che vuole nascere non lontano da dove viviamo, richiuso in chissà quali palazzi, ma nella quotidianità di tutti i giorni, e anche nella povertà e nella miseria, dove uno non volgerebbe nemmeno lo sguardo. Un Dio che vuole nascere non nei nostri progetti, e nemmeno relegato ad un’ora particolare, imposta dal governo o dalla tradizione. Al Signore interessa nascere, a noi il compito di accoglierlo. Il Natale ci ricorda che il Signore vuole nascere in ogni situazione e vita, a noi avere gli occhi giusti per vederlo ed accoglierlo in questo strano tempo che stiamo vivendo.

Termino con una citazione di una canzone di Ultimo:

Io la vita la prendo com’è
Questo viaggio che parte da sé
Che non chiede il permesso mai a me
Io la vita la prendo com’è

Buon Natale…

prendiamolo così, come viene, perché Dio desidera nascere qui e ora, sempre… da sempre!

don Diego

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