Valerio Taglione e don Peppe Diana, costruttori di libertà e giustizia.

Petizione per la medaglia d’oro al valor civile

Chiamarli santi non è troppo se consideriamo santità il «cercare la giustizia con fame e sete», come papa Francesco scrive nell’enciclica Gaudete et exsultate.

“Fame e sete”, scrive Francesco, sono esperienze molto intense, perché rispondono ai bisogni primari e sono legate all’istinto di sopravvivenza. Ci sono persone che con tale intensità aspirano alla giustizia e la cercano con un desiderio molto forte. Gesù dice che costoro saranno saziati, giacché presto o tardi la giustizia arriva, e noi possiamo collaborare perché sia possibile.

Due amici, due compagni di strada, due fratelli che hanno speso la loro vita per lasciare questo mondo un po’ migliore di come lo avevano trovato: Don Peppe Diana e Valerio Taglione.
Storie unite dall’impegno per un territorio che in poco più di un ventennio si è rinnovato: le terre di camorra sono diventate le Terre di Don Peppe Diana.
Molti conoscono la storia di don Peppe, santo di quella Chiesa militante che nell’ormai lontano marzo del 1994 lo vide martire.
La sua storia ha oltrepassato i confini di quella sacrestia in cui fu brutalmente giustiziato, grazie all’impegno di quei capi scout ed amici che il 21 marzo – data dei funerali di don Peppe – scelsero di non voltarsi e di raccoglierne il testimone.
Valerio conobbe don Peppe da bambino, quand’era ancora un giovane Esploratore. Condividendo con lui dai campi estivi, fino all’esperienza di servizio in Comunità Capi, conobbe da vicino don Peppe ed il suo sogno: “risalire sui tetti per annunciare parole di vita”.
Un sogno – concretizzato in un impegno – quello di mostrare la possibilità di un’alternativa alla camorra ed al regime che questa impone.

Gli anni in cui questa storia ha inizio, sono anni particolari per l’Italia, in cui le mafie operavano una lotta armata contro lo Stato ed in cui lo Stato ed i Cittadini iniziavano ad organizzare la Resistenza di cui Valerio è stato attore e testimone.

Era il Natale del ’91 quando don Diana e la Forania di Casal di Principe schierarono la Chiesa, mettendo nero su bianco i propositi ed i progetti per la scrittura di “coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà”. La distribuzione del documento “Per amore del mio popolo” segnava, infatti, una nuova via, un nuovo inizio, per un percorso di ricostruzione e speranza nel cambiamento.
«Per amore del mio popolo non tacerò» (Isaia 62), diviene un motto, un impegno, il segno di una rottura, di una Chiesa che rompendo il silenzio diviene militante, pronta a raccogliere il testimone di don Peppe quando la camorra, uccidendolo, risvegliò la coscienza di un popolo.
Difatti, il 21 marzo segnò un nuovo inizio per la Città di Casal di Principe grazie all’impegno di Valerio e di altri amici che unendo gli anni di formazione ed impegno alla scuola di don Peppe hanno fatto delle terre di camorra, le Terre di don Peppe Diana.
Quel 21 marzo gli sguardi che si incrociarono in quella sagrestia furono capaci di fissare la meta oltre l’orizzonte.
Impedendo che la memoria di don Diana si disperdesse, dal 1994 Valerio ha dedicato la sua vita «alla costruzione di ponti fra territori nazionali ed internazionali per luoghi liberi dalle mafie. Ha parlato ai giovani con cuore franco e spronandoli a conoscere, ne è diventato guida e punto di riferimento. Spina nel fianco delle istituzioni, ma anche capace di grandi coralità».

Ragioni queste che hanno motivato la richiesta per il conferimento della medaglia d’oro al valor civile per Valerio Taglione, costruttore di libertà e giustizia, al quale ciascuno potrà aderire firmando la petizione del Comitato don Peppe Diana.

il Comitato di Zona con la Pattuglia Giustizia, Pace e Nonviolenza

Petizione per la medaglia d’oro al valor civile,
firma anche tu per chiederne il conferimento

No Replies to "Valerio Taglione e don Peppe Diana, costruttori di libertà e giustizia."